Dopo oltre quarant’anni di negoziazioni, rinvii e tentativi falliti, il sistema europeo dei brevetti ha vissuto nel 2023 una trasformazione di portata storica. Il 1° giugno di quell’anno ha preso avvio l’operatività del Tribunale Unificato dei Brevetti (TUB, o nella sua denominazione inglese Unified Patent Court, UPC) e, contestualmente, è diventato possibile richiedere il cosiddetto Brevetto con Effetto Unitario — comunemente denominato Brevetto Unitario Europeo. A distanza di quasi tre anni dall’avvio, il nuovo sistema ha superato la fase sperimentale e si è consolidato come realtà operativa.
Il contesto: i limiti del sistema previgente
Per cogliere la portata della riforma, occorre partire dal problema che essa intende risolvere. Il brevetto europeo classico, concesso dall’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) a seguito della procedura di esame centralizzata, produceva — e continua a produrre, per i brevetti non convertiti al regime unitario — un effetto giuridico profondamente frammentato. Una volta ottenuto il titolo, il titolare era tenuto a validarlo separatamente in ciascuno degli Stati contraenti di proprio interesse, pagando tasse nazionali, rispettando scadenze differenziate e, spesso, depositando traduzioni nella lingua locale. Il risultato era un portafoglio di brevetti nazionali paralleli, formalmente omogenei nel contenuto ma gestiti da sistemi giuridici distinti, con costi amministrativi significativi e, soprattutto, con l’obbligo di instaurare procedimenti separati davanti ai tribunali nazionali in caso di contraffazione o di azione di nullità. Un titolare che scopriva la violazione del proprio brevetto in cinque Paesi diversi doveva affrontare cinque contenziosi, con esiti potenzialmente contraddittori e costi spesso proibitivi per le piccole e medie imprese.
Il Brevetto con Effetto Unitario: un titolo, un mercato
Il primo pilastro della riforma è il Brevetto con Effetto Unitario. Chi ottiene un brevetto europeo dall’EPO può ora richiedere, entro un mese dalla pubblicazione della menzione di concessione, che tale brevetto produca effetti unitari in tutti gli Stati membri dell’UE partecipanti al sistema — attualmente ventiquattro, con l’eccezione di Spagna e Croazia. Con un’unica domanda di effetto unitario, un’unica tassa di mantenimento in vita annuale e senza alcun obbligo di traduzione, il titolare ottiene una protezione geograficamente uniforme sull’intero territorio coperto.
La tassa annuale unitaria è stata calibrata in modo da equiparare il costo complessivo a quello della validazione tradizionale nei quattro Paesi europei storicamente più rilevanti per il contenzioso brevettuale (Germania, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito, quest’ultimo non più partecipante dopo la Brexit).
Il Tribunale Unificato dei Brevetti: giurisdizione esclusiva e struttura
Il secondo pilastro è il TUB, organo giurisdizionale sovranazionale con sede principale a Parigi e divisioni locali e regionali distribuite in tutta Europa — tra cui Monaco di Baviera per le controversie tecniche di maggiore complessità, e Milano per la divisione locale italiana, operativa dal 2023. Il TUB è competente in via esclusiva per le azioni di contraffazione e di nullità relative sia ai Brevetti Unitari sia ai brevetti europei classici che non siano stati oggetto di opt-out.
La struttura del Tribunale si articola su due gradi: il Tribunale di primo grado, con le sue divisioni locali, regionali e la divisione centrale, e la Corte d’appello con sede a Lussemburgo. Le sentenze del TUB producono effetti in tutti gli Stati contraenti — un vantaggio enorme per il titolare che riesce a ottenere un’inibitoria: un’unica decisione chiude la contraffazione in tutta Europa senza necessità di replicare il giudizio in ogni Paese.
Il meccanismo dell’opt-out: una finestra di transizione
La riforma ha introdotto un periodo transitorio di sette anni — prorogabile a dodici — durante il quale i titolari di brevetti europei classici possono sottrarre i propri titoli alla giurisdizione del TUB attraverso un meccanismo denominato opt-out. L’opt-out è revocabile, ma non può essere esercitato se è già pendente un procedimento dinanzi al TUB. La scelta strategica tra mantenere il brevetto sotto la giurisdizione dei tribunali nazionali o affidarsi al TUB richiede una valutazione caso per caso: la solidità del titolo, la sua importanza commerciale, la geografica della potenziale contraffazione e la prevedibilità della giurisprudenza del nuovo tribunale sono tutti fattori che incidono sulla decisione.
Per i brevetti di punta, alcuni titolari hanno preferito inizialmente l’opt-out in attesa di comprendere l’orientamento del TUB. Dopo quasi tre anni di operatività, però, la giurisprudenza del Tribunale si sta progressivamente consolidando e offre oggi elementi di giudizio sufficienti per valutazioni più informate.
Implicazioni pratiche per le imprese italiane
L’Italia partecipa pienamente al nuovo sistema, sia come Stato in cui il Brevetto Unitario produce i propri effetti sia come sede di una divisione locale del TUB. Per le imprese italiane, ciò comporta un duplice profilo di attenzione. Sul fronte offensivo, il Brevetto Unitario rappresenta uno strumento di protezione più efficiente ed economico per chi opera su mercati europei multipli: la semplificazione gestionale e la possibilità di un enforcement centralizzato sono vantaggi concreti, specialmente per le PMI innovative che faticavano a sostenere i costi del sistema frammentato. Sul fronte difensivo, le imprese italiane possono essere convenute dinanzi alla divisione locale di Milano anche per la presunta contraffazione di Brevetti Unitari altrui, con procedure più rapide e decisioni di portata europea.
