Con sentenza emessa tramite giudizio abbreviato, la Corte Federale del Distretto Sud di New York ha dato ragione a Tod’s nella controversia che opponeva il marchio italiano a Tribe of Two, brand statunitense specializzato in pelletteria di lusso. Il tribunale ha escluso qualsiasi rischio di confusione tra l’hardware metallico “Double T” di Tod’s e il logo registrato del concorrente, chiudendo — almeno in primo grado — una disputa che aveva posto al centro del dibattito la protezione dei simboli minimalisti nel settore della moda.
La causa è stata avviata nel 2023 da Tribe of Two, società con sede in Florida produttrice di borse in pelli esotiche realizzate in Italia. L’azienda sosteneva che l’hardware metallico orizzontale a doppia “T” adottato da Tod’s violasse il proprio marchio registrato — una composizione tipografica analoga, ma orientata verticalmente — ideato dalla fondatrice Brenda Schad nel 2012. A questa contestazione si affiancava la teoria della cosiddetta “confusione inversa”: la posizione dominante di Tod’s sul mercato avrebbe rischiato di assorbire l’identità del brand più piccolo, rendendo i consumatori inclini ad associare il marchio minore a quello maggiore, anziché il contrario.
La giudice ha respinto integralmente le tesi attrici, concludendo che nessun giurato ragionevole avrebbe potuto ravvisare una probabilità di confusione tra i due segni. L’analisi non si è fermata al confronto visivo tra i loghi, ma ha esaminato la realtà del mercato attraverso una valutazione multifattoriale. Quanto ai canali distributivi, il tribunale ha rilevato che Tod’s opera attraverso boutique monomarca e grandi magazzini, mentre Tribe of Two si affida prevalentemente a trunk show, eventi privati e vendite dirette: modalità di commercializzazione che riducono strutturalmente il rischio di sovrapposizione percettiva. Quanto al profilo del consumatore, il prezzo dei prodotti di Tribe of Two — compreso tra mille e tremila dollari — ha indotto la corte a ritenere che gli acquirenti esercitino un livello di attenzione tale da rendere improbabile qualsiasi equivoco sull’origine del prodotto. Le prove di confusione reale prodotte dall’attrice, infine, sono state giudicate del tutto marginali.
Un passaggio particolarmente rilevante della sentenza riguarda la forza distintiva del segno di Tribe of Two. Il tribunale ha osservato che loghi costruiti sulla lettera “T” sono già ampiamente diffusi nel settore — con riferimento esplicito a Tory Burch — e ha concluso che il design in questione non presenta caratteri di creatività o unicità sufficienti a giustificare una tutela estesa. La presenza di segni analoghi in categorie merceologiche adiacenti indebolisce la capacità del marchio di affermarsi come elemento esclusivo, riducendo di conseguenza l’ampiezza della protezione a esso riconoscibile.