Il Tribunale Intermedio del Popolo di Suzhou ha stabilito che la catena cinese di bevande Molly Tea ha violato sette marchi registrati di Louis Vuitton, raffiguranti il caratteristico fiore a quattro petali. La corte ha condannato l’azienda al pagamento di 10,3 milioni di yuan, circa 1,5 milioni di dollari. La decisione ha però innescato in Cina una reazione inattesa: una vasta ondata di critiche rivolte alla maison francese.
Molly Tea, fondata a Shenzhen nel 2021, è specializzata in tè aromatizzati ai fiori, in particolare al gelsomino, e conta oltre 2.300 punti vendita nella Cina continentale e una cinquantina all’estero. Il suo logo, un fiore stilizzato a quattro petali, è stato ritenuto dal tribunale troppo simile al monogramma di Louis Vuitton. La condanna comprende 10 milioni di yuan per il danno economico e 300.000 yuan per le spese legali, da versare entro dieci giorni. Il tribunale ha inoltre ordinato la pubblicazione di una dichiarazione sul sito dell’azienda e sui suoi canali social, tra cui Weibo, WeChat, Xiaohongshu e Douyin. Molly Tea ha annunciato ricorso in appello, quindi la sentenza non è ancora esecutiva.
La reazione del pubblico cinese è stata immediata. Sui social molti utenti hanno ricondotto il fiore a quattro petali a motivi decorativi tradizionali, in particolare al fiore baoxiang della dinastia Tang, un disegno simmetrico ispirato al loto e alla peonia. Sono circolate immagini che accostano il monogramma alle decorazioni di una pipa in palissandro di epoca Tang e alle grate a quattro petali del Giardino dell’Umile Amministratore, che si trova proprio a Suzhou. L’hashtag dedicato è entrato tra i primi dieci argomenti di tendenza su Weibo, mentre un altro, secondo cui Molly Tea avrebbe perso la causa ma conquistato il pubblico, ha superato i trenta milioni di visualizzazioni.
Louis Vuitton celebra quest’anno i 130 anni del suo monogramma, disegnato nel 1896, e ne ha sempre attribuito l’ispirazione all’ornamentazione neogotica e al giapponismo, la corrente artistica che affascinò l’Europa dell’Ottocento. Proprio questo riferimento è stato usato dai critici, secondo cui le tradizioni giapponesi affondano a loro volta le radici in quelle cinesi. Motivi e stili decorativi, in effetti, hanno circolato per secoli in tutta l’Asia, ed è difficile attribuirne l’origine a un solo paese.