L’artista Nobuki Yamamoto ha recentemente vinto una causa per violazione del copyright contro un’associazione di commercianti nel Giappone occidentale, che avrebbe copiato una delle sue opere che consisteva in una cabina telefonica piena di acqua e pesci rossi.

L’Alta Corte di Osaka, infatti, ribaltando la sentenza di primo grado che aveva rigettato la domanda dell’artista, ha ordinato ai trasgressori di risarcire Yamamoto con 550.000 JPY (circa 4.300 EUR) per violazione del copyright, e di distruggere un’installazione simile in una città nota per essere “la città dei pesci rossi”.

La storia è iniziata nel dicembre 2000, quando Yamamoto ha esposto una propria opera d’arte intitolata “Message”, che rappresentava proprio “pesci rossi che nuotano all’interno di una cabina telefonica”. In particolare, l’opera d’arte consisteva in una cisterna che replicava l’aspetto di una cabina telefonica nella quale erano stati collocati alcuni pesci rossi, ed era caratterizzata da diverse peculiarità, come ad esempio delle bolle d’aria che fuoriuscivano dal ricevitore del telefono.

Successivamente, nell’ottobre 2011, un’organizzazione studentesca chiamata “Goldfish Club” dell’Università di Arte e Design di Kyoto ha riempito una cabina telefonica fuori servizio con acqua e dozzine di pesci rossi e l’ha esibita per una settimana, nello stesso mese, al Parco di Nakanoshima ad Osaka.

Due anni dopo, la proprietà dell’opera è stata trasferita ad un’organizzazione locale a Yamatokoriyama, che l’ha esposta in città, in una via dello shopping, prima con il nome di “Goldfish Telephone” e poi come “Goldfish Club”. Dal 2014 al 2018, l’opera è diventata un’attrazione turistica nella città di Yamatokoriyama, città famosa proprio per la sua grande produzione di pesci rossi.

A questo punto, nel 2018 Nobuki Yamamoto ha intentato una causa per violazione del copyright contro i presunti trasgressori, ma il Tribunale di primo grado (i.e., la Corte Distrettuale di Nara) ha respinto la domanda, sostenendo come “creare una scena straordinaria all’interno di un oggetto quotidiano” fosse una mera idea, e in quanto tale non soggetta a protezione ai sensi della legge giapponese sul copyright. Inoltre, con riferimento al design della “cornetta che fa le bolle”, il Tribunale ha anche affermato che, “se le bolle d’aria devono uscire da un oggetto normalmente presente in una cabina telefonica, è un’idea ragionevole e naturale che queste vengano generate dai fori del ricevitore telefonico”.

Tuttavia, l’Alta Corte di Osaka, ribaltando il giudizio di primo grado, ha stabilito che l’opera d’arte di Yamamoto – considerata nella sua interezza – è meritevole della tutela ai sensi della legge giapponese sul copyright e, pertanto, costituisce espressione di creatività la decisione dell’artista di generare bolle d’aria dal ricevitore telefonico per simulare una conversazione.

Non è ancora certo se tale decisione verrà impugnata, in quanto già nel 2018 le installazioni contestate erano già state rimosse.