Un nuovo studio congiunto recentemente pubblicato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) e dall’Ufficio Europeo dei Brevetti (EPO) rivela che il numero di brevetti mondiali relativi a tecnologie energetiche a basse emissioni di carbonio è cresciuto in media del 3,3% all’anno nel periodo 2017-19, sottolineando come sia necessario un progresso dell’innovazione più rapido per accelerare con successo la transizione verso l’energia pulita.

Il rapporto, dal titolo “Brevetti e transizione energetica: tendenze globali nell’innovazione tecnologica per l’energia pulita”, rileva altresì che tale incremento è già in atto dal due decenni (a parte un crollo tra il 2014 e il 2016), laddove i brevetti sui combustibili fossili sono in calo dal 2015. La crescita, tuttavia, è stata di appena un quarto rispetto a quella di un decennio fa, che era del 12,5%.

«Circa la metà delle riduzioni delle emissioni per arrivare allo zero netto entro il 2050 potrebbe dover provenire da tecnologie che non sono ancora sul mercato», ha affermato il Direttore esecutivo IEA, Fatih Birol. «Ciò richiede enormi passi avanti nell’innovazione, ma finora le informazioni sui progressi compiuti sono state limitate. Combinando le competenze complementari dell’IEA e dell’EPO, questo rapporto ci fornisce una base più solida per identificare e monitorare i punti di forza e di debolezza nella brevettazione di energia a basse emissioni di carbonio, fornendo un quadro molto migliore dello stato della transizione energetica”.

Una recente analisi dell’IEA stima che gli attuali obiettivi climatici possono essere raggiunti solo con una forte accelerazione dell’innovazione nell’energia pulita, poiché molte delle tecnologie necessarie nei prossimi decenni per ridurre le emissioni di CO2 sono oggi solo nella fase di prototipazione o di dimostrazione. Poiché le domande di brevetto vengono depositate molti mesi (se non addirittura anni) prima che i prodotti vengano lanciati sul mercato, esse spesso considerate come un indicatore precoce delle future tendenze tecnologiche.

Il rapporto, inoltre, presenta le principali tendenze nell’innovazione energetica a basse emissioni di carbonio tra il 2000 e il 2019, misurate in termini di famiglie di brevetti internazionali (IPF), ciascuna delle quali rappresenta un’invenzione di alto valore per la quale sono state depositate domande di brevetto presso due o più uffici brevettuali nel mondo.

In particolare, dal 2000, aziende operanti in tutto il mondo hanno depositato più di 420.000 brevetti nel settore dell’energia a basse emissioni di carbonio. Le invenzioni nel settore delle tecnologie di approvvigionamento energetico a basse emissioni di carbonio, come la generazione di elettricità da fonti rinnovabili, sono in calo dal 2012, ciò in quanto si tratta di un settore le cui tecnologie sono già progredite ad un livello avanzato. Le applicazioni di uso finale (come quelle relative a trasporti, edifici o produzione industriale) sono rimaste relativamente stabili negli ultimi anni e hanno rappresentato la maggior parte (60%) di tutte le invenzioni di questo tipo negli ultimi cinque anni. Al contrario, le tecnologie “abilitanti” come batterie, idrogeno, reti intelligenti, sistemi di cattura del carbonio, hanno registrato la crescita più marcata dal 2017.

Lo studio, infine, rileva come le aziende e gli istituti di ricerca europei stiano guidando la brevettazione di invenzioni energetiche a basse emissioni di carbonio, con il 28% di tutti i brevetti internazionali depositati nell’ultimo decennio (2010-19), seguiti da richiedenti giapponesi (25%), statunitensi (20%), sudcoreani (10%) e cinesi (8%). Tuttavia, il Giappone è leader nella tecnologia di veicoli elettrici e batterie, mentre gli Stati Uniti sono leader nell’aviazione, nei biocarburanti e nella cattura del carbonio.