L’Arabia Saudita ha depositato l’8 luglio 2026 il proprio strumento di adesione al Protocollo di Madrid, il trattato che governa il sistema di registrazione internazionale dei marchi amministrato dall’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI). Il Protocollo entrerà in vigore per il Regno l’8 ottobre 2026. Si tratta di uno degli ampliamenti commercialmente più rilevanti degli ultimi anni: l’Arabia Saudita è la maggiore economia del Medio Oriente, fa parte del G20 e diventa il quinto Paese del Consiglio di Cooperazione del Golfo ad aderire al sistema, dopo Bahrein, Oman, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. Resta il Kuwait come unico Stato dell’area ancora escluso.

Come funziona il Sistema di Madrid
Il Sistema di Madrid consente di ottenere e gestire la protezione di un marchio in più Paesi attraverso un’unica domanda internazionale. Il titolare presenta la domanda tramite l’ufficio del proprio Paese, detto ufficio d’origine, in una sola lingua e con un solo pagamento, sulla base di un marchio nazionale o regionale già depositato o registrato, indicando poi gli Stati in cui desidera estendere la tutela: è la cosiddetta designazione. L’Ufficio Internazionale dell’OMPI iscrive il marchio nel registro internazionale e trasmette la domanda agli uffici dei Paesi designati, ciascuno dei quali resta libero di concedere o rifiutare la protezione secondo la propria legge nazionale.
Il vantaggio non riguarda solo il deposito. La registrazione internazionale si gestisce in modo centralizzato: un cambio di denominazione o di indirizzo, un trasferimento di titolarità o un rinnovo si effettuano con una sola procedura valida per tutti i Paesi designati. Con l’ingresso dell’Arabia Saudita il sistema arriva a contare centodiciassette membri, che coprono complessivamente centotrentadue Paesi.

Una via più semplice per il mercato saudita
Il beneficio più concreto per le imprese italiane riguarda le formalità. Il deposito di una domanda nazionale in Arabia Saudita richiede la nomina di un mandatario locale e il deposito di una procura legalizzata o apostillata, con i costi e i tempi che ne derivano; e poiché in Arabia Saudita le procure hanno una validità di cinque anni, l’adempimento va periodicamente rinnovato. Con la designazione attraverso il Sistema di Madrid queste formalità sono in linea di massima evitate, e diventano necessarie soltanto se l’ufficio saudita emette un rifiuto provvisorio o se viene proposta un’opposizione.
Il vantaggio è reciproco. Anche le imprese saudite, in particolare le piccole e medie, potranno estendere la protezione dei propri marchi all’estero con un’unica domanda, e coprire buona parte del Golfo senza dover depositare domande nazionali separate in ciascun Paese.
L’adesione è accompagnata da due dichiarazioni. La prima estende a diciotto mesi, invece dei dodici ordinari, il termine entro cui l’ufficio saudita può notificare un rifiuto di protezione, e prevede inoltre che, quando il rifiuto derivi da un’opposizione, esso possa essere comunicato anche dopo la scadenza di tale termine. Chi designa il Regno deve dunque mettere in conto tempi più lunghi prima di avere certezza sull’esito.
La seconda dichiarazione riguarda i costi. L’Arabia Saudita ha scelto di percepire una tassa individuale, il cui importo è fissato dal Paese stesso, anziché una quota delle tasse suppletive e complementari previste in via ordinaria dal sistema. Prima di predisporre una domanda conviene quindi verificare l’importo aggiornato nel calcolatore delle tasse dell’OMPI.
L’adesione si inserisce nel programma Vision 2030, con cui il Regno persegue la diversificazione dell’economia e l’attrazione di investimenti esteri, e prosegue il percorso di rafforzamento del sistema di proprietà intellettuale avviato con la creazione dell’Autorità saudita per la proprietà intellettuale (SAIP). Rendere più agevole per le imprese straniere la protezione dei propri marchi, e più accessibile per quelle locali la tutela all’estero, è parte di una strategia complessiva di apertura al commercio internazionale.
Le imprese interessate al mercato saudita possono utilmente rivedere fin d’ora la propria strategia di deposito, valutando se estendere marchi già registrati attraverso una designazione successiva o se includere il Regno nelle domande internazionali in preparazione. Resta però opportuno ricordare che la semplificazione riguarda la procedura di deposito, non l’esame: una volta effettuata la designazione continuano ad applicarsi la prassi esaminatoria saudita, il procedimento di opposizione e gli altri requisiti previsti dalla legge locale.