Il governo del Regno Unito ha recentemente pubblicato la risposta ad una sua consultazione pubblica nell’ambito dei rapporti tra intelligenza artificiale (IA) e proprietà intellettuale. In particolare, la consultazione ha avuto ad oggetto la protezione brevettuale delle invenzioni concepite da un’intelligenza artificiale, nonché le aree nelle quali la capacità di un’IA ha iniziato a sfidare i concetti tradizionali di proprietà intellettuale (come, ad esempio, la protezione delle opere generate dal computer e l’utilizzo del data mining).

Mentre il governo del Regno Unito intende escludere dall’ambito di tutela del copyright le opere di data mining a prescindere dal loro utilizzo – allargando quindi in modo significativo l’attuale limitazione del diritto, che è circoscritta alla ricerca non commerciale – non sono attualmente previste modifiche legislative sulla protezione brevettuale delle invenzioni ideate dall’IA, sebbene il governo intenda tenere comunque sotto controllo questo ambito.

Attualmente, nel Regno Unito un’invenzione può essere soggetta a protezione brevettuale solo se un essere umano viene identificato come creatore dell’invenzione. Ciò avviene in coerenza con quanto previsto dalla maggior parte delle altre giurisdizioni, laddove solo un esiguo numero di paesi ha (peraltro, solo recentemente) deciso di concedere privative nelle quali un sistema di IA viene indicato come inventore.

La consultazione aveva fornito quattro potenziali opzioni in relazione alle invenzioni concepite da un’IA:

  • Opzione 0: non apportare modifiche legali, mantenendo l’attuale sistema in cui i brevetti vengono concessi solo se l’inventore è un essere umano;
  • Opzione 1: ampliare la definizione di “inventore”, in modo da nominare inventori gli esseri umani responsabili dell’IA (cioè, le persone dalle quali “sono intraprese le disposizioni necessarie per l’ideazione dell’invenzione”);
  • Opzione 2: consentire all’IA di essere indicata come inventore oppure prevedere che la circostanza che l’invenzione sia stata ideata da un’IA valga ad escludere la possibilità della nomina di inventore umano;
  • Opzione 3: introdurre una nuova legislazione sui brevetti simile a quella attuale ma con diritti esclusivi più limitati, per proteggere le invenzioni ideate dall’IA laddove un inventore umano non possa essere identificato.

All’esito della consultazione, il governo ha deciso di adottare l’opzione 0, cioè di non apportare modifiche alla legislazione locale: secondo il feedback ricevuto, le attuali norme sui brevetti del Regno Unito sono sufficienti a proteggere le invenzioni create con l’ausilio dell’IA.

L’opzione 1, infatti, è stata ritenuta impraticabile dal governo, in quanto non vi sarebbe consenso unanime su come espandere la definizione di “inventore” senza conseguenze negative sulla proprietà. Analogamente, le opzioni 2 e 3, se adottate prematuramente nel Regno Unito, potrebbero avere conseguenze controproducenti per coloro i quali cercano una protezione brevettuale uniforme all’estero.

Nonostante ciò, il governo del Regno Unito si detto è impegnato a far avanzare la discussione sulle invenzioni dell’IA a livello internazionale, poiché molti degli intervistati hanno ritenuto che, data l’importanza del problema, dovrebbe essere concordata una soluzione globale armonizzata.

In sintesi, il governo del Regno Unito ha deciso di adottare, per quanto riguarda la titolarità dei brevetti, un approccio cauto e “attendista”, riconoscendo la crescente capacità dell’IA di inventare con input umani ridotti o addirittura assenti, caratteristica che non può più essere ignorata.