La questione riguardante le condizioni e i requisiti necessari per poter ottenere la tutela dell’industrial design attraverso il diritto d’autore pone quesiti controversi e in parte ancora irrisolti.

Il quadro normativo
È dal 2001, anno in cui l’Italia ha recepito la Direttiva n. 98/71/CE (la “Direttiva Design”), che è possibile cumulare la tutela prevista per i disegni e modelli con quella del diritto d’autore. Se, prima di allora, il design veniva unicamente protetto con i disegni e modelli registrati per una durata massima di 25 anni dalla data di deposito, la citata Direttiva ha aperto nuove prospettive, in quanto la tutela autorale ha una durata fino a 70 anni dopo la morte dell’autore.

A differenza delle altre opere, tuttavia, la tutela italiana del design come diritto d’autore deve soddisfare speciali requisiti, tra cui quello del valore artistico dell’opera.

Su questo punto, occorre precisare che, prima dell’attuazione della Direttiva Design, la legge italiana prevedeva l’applicabilità della tutela del diritto d’autore solo nel caso in cui fosse stato possibile scindere il “valore artistico dell’opera” dal “carattere industriale” del prodotto al quale l’opera era associata. Con la Direttiva Design, invece, si è sancito il principio del cumulo della protezione, lasciando tuttavia alla discrezionalità dei legislatori nazionali la determinazione delle condizioni di accesso alla protezione autorale.

Valore artistico vs. valore creativo
La legge italiana di attuazione della Direttiva Design (i.e., il D.Lgs. 95/2001) ha aggiunto al catalogo delle opere dell’ingegno protette dal diritto d’autore (contenuto nell’articolo 2, comma 1, della L. 633/1941) anche le opere del disegno industriale, specificandone i requisiti di tutela.

In particolare, il legislatore italiano ha deciso di riservare la tutela del diritto d’autore solo a quelle opere del design che “presentino di per sé carattere creativo e valore artistico”, di fatto considerando meritevoli di tutela solo le opere equiparabili alle opere d’arte.

L’approccio, tuttavia, è in netta contrapposizione con la Direttiva Design e con l’orientamento della Corte Europea di Giustizia, che suggeriscono di considerare preminente il mero requisito della creatività.

Vediamo di seguito nel dettaglio le implicazioni che conseguono dai due diversi approcci.

Valore artistico del design
Sul requisito del “valore artistico”, in giurisprudenza prevale l’idea che tale criterio consente la tutela del diritto d’autore solo a quei design che presentino un gradiente estetico particolare e superiore alla media.

La ratio del requisito sarebbe duplice: da un lato, mira ad evitare lo svuotamento di fatto della protezione offerta dai disegni o modelli, protezione che – sebbene meno intensa – rappresenta nelle intenzioni del Legislatore la forma “ordinaria” di protezione del design; dall’altro lato, la presenza necessaria del “valore artistico” mira ad evitare che la produzione industriale di oggetti d’uso venga tutelata solo dal diritto d’autore.

Per la concretizzazione del requisito del “valore artistico” e per il relativo accertamento, sono stati proposti diversi criteri:

  • il riconoscimento collettivo del valore dell’opera di design, che può consistere, ad esempio, nell’esposizione dello stesso in collezioni di musei, nel conseguimento di premi, nella menzione in pareri di esperti in materia o in libri e riviste di arte e design, ecc.;
  • la fama dell’autore, anche se questa si lega più alla persona dell’autore piuttosto che delle sue opere;
  • il successo commerciale, determinato dalla presenza dell’opera nei maggiori canali di distribuzione e dalla disponibilità dei consumatori a pagare prezzi d’acquisto particolarmente elevati.

Tuttavia, dall’esame dei criteri sopra enunciati si intuisce come, in assenza di una preparazione specifica, la valutazione del merito di un’opera di design rischia di risultare arbitraria e non oggettiva.

Valore creativo del design
Secondo l’orientamento della Corte di Giustizia Europea, la Direttiva sul Design fornisce agli Stati membri una nozione autonoma di “opera” da intendere e utilizzare in maniera uniforme, e che presuppone il ricorrere di due requisiti:

  • che esista una creazione originale;
  • che la qualifica di opera sia riservata a quegli oggetti che siano espressione di tale creazione.

In riferimento al primo degli elementi di cui sopra, la giurisprudenza comunitaria considera un atto creativo come “originale” se questo riflette la personalità del suo autore e le sue scelte libere e creative. Per tale ragione, non potrà essere considerato un’opera creativa un oggetto realizzato sulla base di considerazioni di carattere meramente tecnico o sulla base di nozioni, regole o altri vincoli che non hanno lasciato all’autore alcuno spazio di manifestare la propria libertà creativa.

Con riferimento al secondo requisito, invece, la nozione di “opera” implicherebbe necessariamente l’esistenza di un oggetto identificabile. Ciò sembra ragionevole alla luce del fatto che il pubblico deve poter conoscere con chiarezza e precisione gli oggetti protetti, anche nel rispetto del principio di certezza del diritto.

Una questione ancora aperta
Alla luce delle argomentazioni utilizzate dalla giurisprudenza comunitaria e a differenza di quanto previsto dalla normativa italiana, non sembrerebbe esserci spazio per requisiti aggiuntivi come quello del “valore artistico” nell’interpretazione comunitaria del design.

Tuttavia, se è sufficiente il ricorrere dei requisiti della creatività dell’autore e dell’identificabilità dell’oggetto creato, le opere dell’industrial design godranno sempre della tutela autoriale, indipendentemente dal riconosciuto valore artistico.

Ciò potrebbe portare ad una semplificazione: se i requisiti per accedere alla protezione autorale sono quasi i medesimi richiesti per quella garantita ai disegni e modelli, il rischio è che si abbia una duplicazione di tutela, nella quale la durata superiore della protezione del diritto d’autore renderebbe del tutto superflua quella garantita ai disegni o modelli registrati.