La Corte Suprema degli Stati Uniti ha recentemente pronunciato una sentenza che vede coinvolta la Warner Chappell Music, risolvendo una divergenza tra i tribunali federali riguardante la possibilità di recuperare danni da violazione del copyright oltre il termine di prescrizione triennale per la citazione in giudizio.

La Corte ha stabilito, con un voto favorevole di 6 giudici contro 3 dissenzienti, che non vi è alcun limite di tempo per il recupero dei danni (fermo, ovviamente, il rispetto del termine di tre anni per instaurare il giudizio). In particolare, la maggioranza dei giudici ha ritenuto che il titolare di un diritto d’autore che chiede di perseguire una violazione di tale suo diritto entro il termine di prescrizione processuale, ha diritto di ottenere il risarcimento dei danni subìti anche prima dell’inizio del decorso di tale termine. Questa decisione ha risolto una divergenza tra i tribunali federali, laddove alcuni seguivano una regola che imponeva un limite temporale allineandolo al termine di prescrizione processuale, mentre altri seguivano l’orientamento attuale della Corte Suprema.

Nel caso in questione, un autore aveva citato in giudizio la Warner Chappell Music per violazioni di copyright risalenti a più di tre anni prima della domanda e, invocando la c.d. “discovery rule”, aveva sostenuto di aver appreso per la prima volta del comportamento illecito meno di tre anni prima della citazione in giudizio. In primo grado, il Tribunale aveva stabilito che l’autore aveva diritto solo al risarcimento dei danni subìti nei tre anni precedenti alla presentazione della domanda, mentre, in secondo grado, i giudici avevano ribaltato il verdetto, affermando che i danni sono distinti e non soggetti al triennio di prescrizione.

Ora la Corte Suprema ha stabilito che il Copyright Act non contiene disposizioni che impongono un limite di tempo per il recupero dei danni e, pertanto, il titolare di un copyright ha diritto di ottenere il risarcimento del danno da violazione indipendentemente dal momento in cui questa è avvenuta. L’interpretazione, in realtà, è uniforme anche tra i giudici dissenzienti, in quanto tale dissenso si fonda unicamente su un’accezione della “discovery rule” in base alla quale questa si applica solo in casi di occultamento o frode (circostanze non dimostrate nel giudizio in questione).

L’esito del caso ha significative implicazioni, in quanto amplia il periodo di tempo per il recupero dei danni oltre i tre anni in tutto il paese. In ogni caso, resta comunque il nodo, non affrontato nello specifico dalla Corte, su quale sia l’effettivo momento in cui il titolare di un copyright scopre o avrebbe dovuto scoprire la violazione, e da cui far decorrere il termine di prescrizione triennale per l’instaurazione del giudizio.