Mentre il Pakistan è ancora alle prese con l’iter di applicazione della legge sulle Indicazioni Geografiche (IG) promulgata nel marzo di quest’anno, l’India potrebbe essere a un passo dall’ottenere lo status di unica IG nell’Unione Europea per il riso Basmati.

L’India, infatti, già nel 2018 aveva presentato in Unione Europea una domanda per il riconoscimento del tag di IG del riso Basmati, e tale application è ora aperta alle obiezioni dei terzi per i prossimi due mesi.

A tale proposito, il governo pakistano ha promesso di opporsi “con veemenza” alla richiesta; è già stata convocata una riunione di emergenza di un panel composto dal Segretario al commercio del Pakistan, dal Presidente dell’Intellectual Property Organization pakistano, nonché dai rappresentanti dell’associazione degli esportatori locali di riso.

Il timore del governo pakistano trae origine dal fatto che la concessione dell’IG potrebbe rappresentare un duro colpo per le esportazioni di riso dal Pakistan.

Infatti, secondo i dati della Commissione Europea, le esportazioni pakistane di riso Basmati in Unione Europea sono più che raddoppiate negli ultimi tre anni (passando dalle 120.000 tonnellate del 2017 alle 300.000 tonnellate del 2019), mentre le esportazioni indiane del medesimo prodotto sono diminuite a causa del mancato rispetto, da parte dei produttori indiani, degli standard europei, sempre più severi, sull’uso dei pesticidi.

Dal suo canto, il riso Basmati indiano viene prodotto nella zona settentrionale del Paese, al di sotto delle colline dell’Himalaya che fanno parte delle pianure indo-gangetiche. Le caratteristiche del prodotto sono i suoi lunghi e sottili chicchi con un elevato rapporto lunghezza/larghezza, un gusto dolce, una consistenza morbida, una curvatura delicata, un’elevata integrità dei chicchi in cottura e un allungamento lineare dei chicchi, con un rigonfiamento minimo di ampiezza in cottura.

Nella domanda presentata dinanzi all’Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale, l’India sostiene che il riso Basmati viene coltivato e prodotto in tutti i distretti degli stati di Punjab, Haryana, Delhi, Himachal Pradesh, Uttarakhand, così come in specifici distretti dell’Uttar Pradesh occidentale e Jammu & Kashmir.

È interessante notare come, a sostegno della propria domanda, l’India abbia fatto riferimento anche a vari dizionari, tra i quali l’ “Oxford Dictionary” (che definisce il riso Basmati come “un tipo di riso indiano a chicco lungo e dal gusto gradevole”), il dizionario francese “Larousse” (che definisce l’alimento come “un riso indiano a chicco lungo”) e il dizionario alimentare “Cassell” (che lo definisce come “un tipo superiore di riso bianco indiano a chicco lungo e slanciato”).

Secondo gli esperti, la richiesta indiana dovrebbe essere osteggiata anche alla luce del fatto che il riso Basmati è riconosciuto come un prodotto originario sia dell’India che del Pakistan nel regime europeo sull’applicazione dei dazi, e tale circostanza renderebbe illegittima la richiesta dell’India di rivendicare diritti esclusivi sul riso Basmati in Unione Europea.

La situazione sembrerebbe destinata a complicarsi ulteriormente, in quanto – secondo fonti vicine alla Rice Exporters Association of Pakistan – l’India sarebbe in procinto di depositare richieste per il tag IG anche con riferimento al sale dell’Himalaya e all’argilla “Multani Mitti”.