La tutela del design mediante privativa per disegno o modello passa attraverso i principi di materialità e determinatezza merceologica, principi che non solo costituiscono l’ossatura concettuale della normativa, ma agiscono come pilastri fondamentali che delineano i confini e gli ambiti di protezione per le creazioni estetiche.

 Entrambi i concetti non sono semplici formalità giuridiche, ma rappresentano i cardini di un sistema di tutela che mira a bilanciare la promozione dell’innovazione estetica con la salvaguardia degli interessi delle imprese e dei consumatori. Se, da un lato, la materialità si traduce nell’esigenza che la creazione estetica debba essere incorporata in (o applicata a) un “prodotto” tangibile, garantendo così che la protezione si concentri su entità concrete e osservabili, la determinatezza merceologica pone l’accento sulla necessità che la creazione sia individuata da un punto di vista merceologico, stabilendo così un legame stretto tra la protezione concessa e il contesto specifico del prodotto.

Materialità ed entità tangibile

Il principio di materialità nel design costituisce un pilastro fondamentale nell’approccio alla protezione legale e nella definizione di limiti e ambiti di tutela. La privativa per disegno o modello, sia a livello nazionale (v. art. 31 del D.Lgs. 30/2005 – “Codice della Proprietà Industriale” o “c.p.i.”) che comunitario (v. art. 3 del Reg. (CE) 6/2002 su disegni e modelli comunitari), si rivolge esplicitamente agli aspetti tangibili di un prodotto, evidenziando l’importanza dell’entità materiale come requisito essenziale per ottenere protezione giuridica.

 In questa prospettiva, il design non è meramente astratto o concettuale; al contrario, si manifesta in una realtà fisica e tangibile. Tale principio di materialità, o sufficiente concretizzazione, si riflette nel fatto che la creatività estetica deve essere incorporata o applicata a un “prodotto” industriale o artigianale. È qui che il design assume una forma palpabile, concreta e identificabile, diventando, di fatto, parte integrante di un oggetto fisico.

 L’elemento materiale è cruciale per escludere dall’ambito di tutela le idee, gli insegnamenti, gli stili, le informazioni, i procedimenti, i contenuti di testi, i programmi per elaboratore e gli elementi puramente verbali. In altre parole, la creatività estetica deve tradursi in una forma che vada oltre il concetto astratto, distinguendosi per la sua presenza fisica e tangibile.

 Il principio di materialità, dunque, sottolinea la necessità di collegare la creazione estetica a una realtà concreta, evitando astrazioni puramente concettuali. Tale approccio richiede che il design non sia solo un’espressione visiva, ma anche un’entità fisica che può essere prodotta, distribuita e utilizzata. In questo senso, il processo creativo non si esaurisce nell’idea, ma si estende fino alla trasformazione di tale idea in un oggetto fisico, tangibile e distintivo.

Determinatezza merceologica e identificazione commerciale

Anche il principio di determinatezza merceologica riveste un’importanza cruciale nell’ambito della tutela legale del design, definendo i limiti e le modalità di protezione in relazione a specifici prodotti. Questo principio si basa sulla premessa che la creazione estetica deve essere associata a un “prodotto” specifico, identificabile e riconoscibile dal punto di vista commerciale, evitando astrazioni indefinite.

Nel contesto della determinatezza merceologica, diversi criteri normativi richiedono valutazioni strettamente legate a un prodotto individuato. L’accertamento del carattere individuale del design (v. art. 33. comma 2, c.p.i.), ad esempio, implica la considerazione del “margine di libertà” di cui l’autore dispone nella creazione del disegno o modello. Inoltre, il riferimento agli addetti ai lavori del settore interessato (v. art. 33. comma 1, c.p.i.) diventa poi essenziale per valutare la specificità e l’originalità del design in relazione ad un ambito commerciale definito.

Il requisito della visibilità della componente in prodotti complessi (v. art. 35 c.p.i.) richiede un’analisi dell’utilizzazione da parte del consumatore finale, collegando il design a un contesto d’uso specifico. Inoltre, la specificazione della funzione tecnica del prodotto (v. art. 36 c.p.i.) è un aspetto determinante, poiché sottolinea l’importanza di identificare chiaramente il ruolo e la destinazione del design nel contesto industriale e commerciale.

 È in quest’ottica che il ruolo dell’identificazione commerciale diventa centrale: la protezione legale del design non si applica in modo generico, ma in relazione a un prodotto specifico che è parte integrante di una classe merceologica definita. Questo approccio, basato sulla classificazione internazionale di Locarno, si propone di garantire una tutela adeguata e mirata, collegando il design a un contesto industriale specifico.

L’interpretazione dei principi in giurisprudenza

La giurisprudenza comunitaria, nel contesto della tutela legale del design, ha introdotto nel corso del tempo un approccio più flessibile nell’applicazione dei principi di materialità e determinatezza merceologica.

 In particolare, per quanto riguarda il principio di materialità, la giurisprudenza comunitaria ha ampliato la definizione di “prodotto” a cui il design è associato. Mentre in passato si poteva intendere il prodotto come un’entità fisica e tangibile, oggi si è più inclini a considerare anche aspetti più astratti o concettuali come parte integrante del prodotto. Si pensi, ad esempio, ad un’applicazione software che offre un’interfaccia utente unica e innovativa. Questa espansione del concetto di materialità – che può estendersi anche ad esperienze digitali e, quindi, certamente non “tangibili” – riflette la volontà di adattare il diritto alla realtà mutevole del design.

 L’approccio più flessibile è adottato anche in relazione al principio di determinatezza merceologica. Se, tradizionalmente, la tutela si limitava al prodotto specifico e alle caratteristiche estetiche direttamente connesse al prodotto stesso, oggi si considerano anche ulteriori elementi. Ad esempio, se consideriamo i design che incorporano elementi di branding come un logo, tradizionalmente la tutela si sarebbe concentrata solo sul prodotto specifico cui il logo è direttamente associato; oggi la giurisprudenza è incline a considerare l’utilizzo su diversi prodotti o contesti commerciali, sempre che mantenga la sua riconoscibilità e identità distintiva. Ciò implica una visione più ampia della determinatezza merceologica, consentendo una certa elasticità nella definizione del concreto ambito di protezione.

 La maggiore flessibilità nell’applicazione dei principi in questione ha aperto la strada a una tutela più adattabile alle dinamiche del design contemporaneo, dove la creatività spesso si spinge oltre i confini tradizionali.