I marchi collettivi: definizione

Il marchio collettivo è un segno distintivo che, a differenza del marchio di impresa, svolge una funzione di garanzia sulla provenienza, la natura o la qualità dei prodotti o dei servizi sui quali è apposto. La presenza di tali caratteristiche viene controllata dal titolare del marchio collettivo, marchio che è destinato ad essere utilizzato da una pluralità di imprenditori, tutti accomunati dal fatto che i propri prodotti o servizi rispettano determinati regolamenti (per lo più di produzione) volti a definire le caratteristiche del marchio stesso.

A livello normativo, il marchio collettivo è definito dall’articolo 2570 Cod. Civ. e dall’art. 11 del D.Lgs. 30/2005 (“Codice della Proprietà Industriale” o “c.p.i.”), che lo descrive come un marchio la cui registrazione viene richiesta, non da un singolo imprenditore per contraddistinguere i prodotti provenienti dalla propria azienda, bensì “da soggetti che svolgono la funzione di garantire l’origine, la natura o la qualità di determinati prodotti o servizi”, i quali “possono ottenere la registrazione di marchi collettivi per concederne l’uso, secondo le norme dei rispettivi regolamenti, a produttori e commercianti”.

A tal fine, al marchio collettivo, a differenza di quello che è stabilito dalla legge in relazione ai marchi di impresa, è concesso che possa essere costituito da indicazioni descrittive che si riferiscono alla provenienza geografica dei prodotti e servizi, anche se l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) può, in taluni casi, rifiutare la registrazione di segni distintivi costituiti da indicazioni geografiche (ad es., nel caso in cui il marchio collettivo per il quale è chiesta tutela crei situazioni di ingiustificato privilegio o rechi pregiudizio allo sviluppo di altre iniziative).

Similmente a quelli d’impresa, i marchi collettivi devono soddisfare il requisito della novità.

Soggetti titolari e concessionari

L’art. 11 c.p.i. stabilisce che la domanda di marchio collettivo debba essere depositata da soggetti che garantiscano l’origine, la natura o la qualità dei prodotti o servizi con esso tutelati. Pertanto, il titolare di questa particolare tipologia di segno non è la singola impresa, bensì un ente (ad es., un’impresa, un’associazione, un consorzio, ecc.) che deve fungere da garante rispetto alle caratteristiche di determinati prodotti o servizi.

A tale proposito, si ritiene che non sia necessario che il marchio collettivo indichi la provenienza da una cerchia di imprenditori, né che i soggetti utilizzatori debbano appartenere all’ente titolare attraverso un vincolo associativo o di dipendenza. Quindi, è possibile che il soggetto titolare che ottiene la registrazione del marchio collettivo non coincida con il soggetto che lo utilizza.

Infatti, la concessione del marchio è subordinata alla verifica dei requisiti oggettivi del singolo soggetto che lo utilizza, che deve soddisfare le norme del regolamento d’uso.

Il regolamento d’uso

L’art. 11 c.p.i. prescrive che alla domanda di registrazione del marchio siano allegati i regolamenti che riguardano l’uso del marchio, i controlli e le relative sanzioni.

Lo standard o i principi contenuti nel regolamento d’uso possono riguardare requisiti necessari per poter fregiare prodotti o servizi con il marchio collettivo; si tratta, generalmente, di requisiti quali il luogo di produzione dei prodotti, l’origine delle materie prime utilizzate e le loro caratteristiche, il procedimento di produzione, le specifiche qualità, ecc.

A tal fine, da un lato, l’UIBM (per l’Italia) o l’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (UAMI, per l’Europa) sono incaricati di verificare se il regolamento assolve alla sua funzione di garanzia, dall’altro lato, i titolari del marchio sono obbligati a verificare che i soggetti in favore dei quali è concesso l’uso del segno collettivo applicano concretamente le disposizioni del regolamento d’uso. È per questo, infatti, che tutte le eventuali modifiche al regolamento devono essere comunicate all’UIBM (ovvero all’UAMI, a seconda dei casi).

L’assenza di controlli, peraltro, è una causa di decadenza del marchio collettivo.