Nel 2015 alla nota bottiglietta di profumo della maison Dior, costituita dalla forma di una gocciolina di acqua, non era stata inizialmente riconosciuta la registrabilità come marchio di forma in Cina.

Tale diniego era stato emesso sia dall’Ufficio marchi cinese prima, che dal Tribunale locale di Pechino successivamente, in quanto il marchio non soddisfaceva “gli standard per ottenere la registrazione come marchio secondo le leggi cinesi“.

In sostanza secondo l’Ufficio marchi cinese la forma della bottiglia fungeva da elemento decorativo piuttosto che da indicatore di origine. Dovendo essere considerata la bottiglia in questione come un comune contenitore, non idoneo ad indicare l’origine del prodotto, veniva meno il  carattere distintivo necessario per essere considerato un marchio di fabbrica.

La Corte suprema cinese ha però ora stabilito che la bottiglietta in questione soddisfi invece tutti i requisiti per poter essere registrata come marchio di forma in Cina.

Durante i tre anni trascorsi dall’inizio della vicenda, iniziata nel 2015, il team legale di Dior ha sostenuto ed è riuscito a dimostrare alla Corte suprema cinese che la forma distintiva della bottiglia J’adore, introdotta nel mercato per la prima volta nel 1999 e già oggetto di tutela come marchio presso la World Intellectual Property Organization, è divenuta famosa in tutto il mondo ed anche i consumatori cinesi sono in grado di riconoscerla, essendo il profumo stesso identificato proprio dalla forma e dall’aspetto della bottiglia che ne rappresenta quindi un chiaro elemento distintivo del prodotto e ne indica la provenienza.

La Corte suprema cinese ha quindi accolto le argomentazioni di Dior, ribaltando le decisioni precedenti, ed  ordinato all’Ufficio marchi di riesaminare l’istanza di registrazione.