Il gruppo chimico tedesco BASF ha promosso un’azione per contraffazione brevettuale contro Apple dinanzi alla corte federale di Midland, nel distretto occidentale del Texas, sostenendo che numerosi modelli di iPhone e iPad violino sette brevetti relativi alle tecnologie di autenticazione facciale di titolarità della propria controllata trinamiX. L’atto chiede il risarcimento dei danni, in misura non quantificata, e l’inibitoria della prosecuzione delle condotte contestate. Apple non ha per il momento commentato la vicenda e le accuse non sono state ancora vagliate in giudizio.
Secondo quanto esposto nell’atto, la vicenda prende avvio nel 2010, quando alcuni ricercatori di BASF impegnati nello sviluppo di celle solari organiche pervennero a risultati inattesi, i quali condussero alla realizzazione dei primi prototipi di fotocamere tridimensionali. Nel 2014 il gruppo costituì trinamiX quale entità autonoma, con il compito di sviluppare tecnologie avanzate di rilevamento tridimensionale e dei materiali. La società dichiara oggi di detenere oltre ottocento brevetti, concessi o in corso di concessione, a livello mondiale.
I brevetti contestati riguardano il rilevamento delle proprietà della pelle e dei materiali durante l’autenticazione facciale, ossia la capacità del sistema di verificare che il volto presentato al dispositivo appartenga effettivamente a una persona e non costituisca una riproduzione. La funzione risponde a una vulnerabilità nota dei sistemi di riconoscimento facciale, che possono essere aggirati mediante fotografie, maschere tridimensionali stampate o repliche in silicone.
Secondo trinamiX, Apple non avrebbe utilizzato la tecnologia brevettata al momento del lancio di Face ID, avvenuto nel 2017 con l’iPhone X, ma l’avrebbe introdotta soltanto in un momento successivo, con l’aggiornamento dei propri dispositivi. I prodotti contestati sono infatti i modelli più recenti, dall’iPhone 15 in avanti, oltre a taluni modelli di iPad Pro. La controversia, dunque, non verte sull’intera storia commerciale di Face ID, bensì sull’implementazione delle funzioni di rilevamento dei materiali e della pelle.
Secondo l’accusa Apple era a conoscenza dell’elevata probabilità che l’introduzione di tali funzioni nei propri dispositivi comportasse la violazione dei brevetti di trinamiX. Se il carattere intenzionale della violazione venisse accertato, secondo l’ordinamento statunitense il giudice potrebbe disporre l’aumento del risarcimento fino al triplo dell’importo liquidato.